Due anni fa il crack, ferita ancora aperta

Due anni fa il crack, ferita ancora aperta

Sono passati due anni ma sembra un’infinità.
Da quel triste 27 febbraio 2023 è cambiato praticamente tutto in casa rossoblu ma non il sentimento di delusione, rabbia e forse anche di rassegnazione.
Il Chiasso, quel Chiasso, che giostrava seppur tra mille difficoltà in categorie importanti non c’è più e chissà se tornerà mai ad esserci.
Dalla proprietà americana, allo spagnolo venuto al Riva IV in auto per una conferenza stampa fino a Bignotti, Miozzari, Corda e Pillisio, al Commissario Turati e al Pretore Matteo Salvadè, senza dimenticare le udienze in pretura, sempre ben frequentate da una tifoseria allo stremo che hanno solo ritardato la morte tenendo attaccato il club al respiratore nella speranza (vana) che qualcosa potesse succedere.
Dopo sei mesi di nulla, il Chiasso è poi perlomeno tornato, nell’estate 2023, a calcare i campi da gioco tra un effimero ritrovato entusiasmo che però, con il passare delle settimane è tornato ad affievolirsi.
Sì, perchè in fin dei conti quelli che ancora oggi prendono la via del Riva IV sono sempre gli stessi di due anni fa. E perchè le risottate offerte dopo un po’ stufano.
La nostalgia nel vedere i rossoblu giocarsela contro il GCZ o l’Aarau. Le battaglie con lo Xamax e il Wil sono ormai solo ricordi che forse tali rimarranno.
E senza presunzione o voler sminuire realtà locali, giocare a Cademario, Barbengo o Comano è frustrante e alla lunga porta un disinteresse fisiologico per chi ha vissuto altro.
Se poi ci mettiamo anche il fatto che dopo due anni nessuno ha ancora pagato per quanto successo, la voglia dimenticare e di dedicarsi ad altro è più che mai comprensibile.

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