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Il credo di Padula sempre più chiaro

Nicola Padula non è mai stato un allenatore incline a regalare maglie da titolare o minuti a chi, per un motivo o per l’altro, non ritiene in grado di garantire il necessario apporto alla squadra.
Contro il modesto Uster è arrivata l’ennesima conferma di una filosofia che accompagna il tecnico fin dal suo arrivo al Riva IV. Fuori due «pezzi da novanta» come Bini e Kate e dentro Angeretti, spesso relegato al ruolo di alternativa proprio ai due bomber. Una scelta che, alla vigilia, poteva apparire forte, se non addirittura discutibile, ma che il campo ha immediatamente trasformato in una scelta azzeccata.
Perché al di là del risultato, quello che sta emergendo è soprattutto la coerenza di un pensiero. Padula sta plasmando il suo Chiasso secondo una precisa idea di calcio, ma anche secondo una precisa gerarchia di valori: in campo non contano il nome, provenienza, età o “carriera”, conta quello che si dimostra durante la settimana.
Il messaggio, ormai, sembra piuttosto chiaro. E in questo senso anche la dolorosissima sconfitta nella finale di Coppa Ticino ha probabilmente insegnato molto. Chi sta bene, chi si allena bene e chi, secondo il tecnico, offre determinate garanzie gioca.
Non esistono intoccabili e non esistono posti assegnati a priori. Esiste un undici di partenza che va conquistato, settimana dopo settimana.
Gli altri dovranno aspettare il proprio turno. E, nel frattempo, convincere Padula sul campo di allenamento di meritare quella maglia.
È una filosofia semplice, forse anche scomoda per qualcuno, ma meritocratica e stimolante soprattutto per i più giovani che finora sta pagando.